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Raffaello a Roma: in mostra anche la sua architettura

Si è da poco conclusa Raffaello 1520- 1483, la grande esposizione alle Scuderie del Quirinale che ha celebrato il genio del grande artista rinascimentale italiano. La mostra di Raffaello a Roma, pensata per la ricorrenza dei 500 anni della sua morte, comprende oltre duecento capolavori dell’Urbinate con il contributo fondamentale degli Uffizi di Firenze che hanno fornito la maggior parte delle opere dell’artista che costituiscono il nucleo centrale di tutta l’esposizione.

Il percorso è affascinante, incessante e procede a ritroso nella vita di Raffaello. Dagli anni romani in cui il suo talento era oramai universalmente riconosciuto fino a giungere agli inizi di Urbino, punto di partenza di questa irripetibile storia.

Gli sforzi fatti per allestire la mostra sono stati davvero ingenti: le opere provengono da tutti i musei del Mondo con un filo immaginario che unisce la vita e l’arte rinascimentale.

La mèta, come detto, è Roma. Ed è proprio sulla permanenza di Raffaello a Roma che l’esposizione si concentra maggiormente seguendo due direttrici fondamentali: la pittura e l’architettura. Perché se della pittura si sa, universalmente, quasi tutto e se La Scuola di Atene è entrata a far parte di un immaginario collettivo e comune, del Raffaello architetto forse si sa troppo poco.

Raffaello a Roma chiamato da Papa Giulio II si è occupato molto di architettura fino quasi a sfiorare l’urbanistica vera a propria. Aveva il compito di studiare la conservazione delle vestigia urbane della Roma antica e supervisionare il grande cantiere della basilica di San Pietro. Ma non solo.

Del suo periodo romano resta, tra le più importanti, la progettazione di Villa Madama ma anche e soprattutto la lettera del 1519 indirizzata a Papa Leone X, scritta a quattro mani con Baldassare Castiglione, e considerata un documento originario e fondamentale sull’urgenza della conservazione dell’architettura e dell’arte del passato, un manifesto della nuova concezione di architettura che deve guardare all’antico integrandosi con il presente.

Raffaello a Roma: la progettazione di Villa Madama

Una delle testimonianze del passaggio di Raffaello a Roma è l’incompiuta Villa Madama, alle pendici del Monte Mario, divenuta oggi sede di rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero degli Affari Esteri d’Italia.

Il progetto ebbe inizio nel 1518 su incarico di Papa Leone X e soprattutto del cardinale Giulio De’ Medici (il futuro Clemente VII) che immaginava per sé e la sua famiglia una grande villa dedicata all’otium sul modello di quelle romane con un grande giardino che digradasse fino al fiume. Villa Madama è una struttura dalla forte impostazione rinascimentale ma rielaborata alla luce della lezione dell’antico con le sue forme imponenti e con l’attenzione particolare all’integrazione tra edificio e ambiente naturale circostante. Una villa in cui finalmente la bellezza imparata dal periodo classico avrebbe ritrovato il suo splendore. La progettazione di Raffaello si può ammirare nella grande loggia sul modello delle grandi logge Vaticane. La morte dell’Urbinate porterà all’interruzione dei lavori che verranno in seguito ripresi dagli allievi che lavoravano nella sua bottega romana. Raffaello fu un artista lungimirante anche sotto questo punto di vista: era consapevole dell’importanza di lavorare in squadra e di far sì che i progetti potessero essere portati a compimento. Questo è rintracciabile nelle zone interne della Villa, dove le decorazioni rispecchiano il suo stile. Un rimando su tutti, il tema delle decorazioni grottesche che Raffaello riporta in vita dopo le grandi esplorazioni della Domus Aurea.

Raffaello architetto moderno del suo tempo

 La mostra su Raffaello è stato uno sforzo artistico di altissimo valore, come testimonia anche il grande successo di pubblico che ha riscosso. Un successo di pubblico trasversale e transgenerazionale, segno che l’opera di un artista può sfidare il tempo, le mode e le convenzioni, dando la propria regola all’arte. Da un punto di vista dell’architettura, dello studio della progettazione architettonica si è avuta l’occasione di scoprire un Raffaello che era rimasto inedito, nascosto, se così si può dire, dalla luce infinita dei suoi dipinti. Eppure questi tratti immortali su tela nascono da lontano: dallo studio e dalla riflessione su linee, spazi e disposizione. Ma soprattutto dall’unione di due concetti fondamentali: le proiezioni ortogonali e la prospettiva, utile anche in fase di progettazione architettonica per immaginare un edificio finito. Suggestioni che provenivano dall’immane lavoro di Filippo Brunelleschi e che Raffaello ha saputo portare con sé a Roma, incardinandole nel suo modo di fare arte.

Arte rinascimentale, architettura, visione del mondo non sono concetti astratti e slegati dalla realtà. E questo è uno dei lasciti più importante di Raffaello, un uomo del suo tempo, a contatto con le istituzioni più influenti come il Papato e dentro le dinamiche cittadine.

Raffaello un architetto moderno nel vero senso della parola che affidava le sue idee a disegni per i collaboratori che ne curvano la fedele applicazione sul cantiere. Disegni di progetti chiari, precisi e completi in modo da evitare libere interpretazioni che tradissero le intenzioni del progettista.

Che insomma, è pur sempre Raffaello Sanzio!